Il destino dei poeti russi

Vil’gél’m Kárlovič Kjuchel’béker (1797–1846). Traduzione di Anastasia Pasquinelli.

 

Amara sempre nel mondo è dei poeti la sorte,

Ma più opprimente che mai la Russia punisce;

Anche Ryleev per la gloria nacque,

Ma della libertà quel giovane era invaghito…

Strinse il cappio quell’intrepida cervice.

Non lui solo; poi altri,

 

Da un magnifico sogno lusingati,

Furon falciati dalla fatale annata…[1]

Dio diede fuoco al lor cuore, luce alla mente.

Sì! Sensi han fervidi e ardenti:

E allora? Incarcerati vengono al buio,

O distrutti dal gelo d’un disperato esilio…

 

Oppur la malattia in tenebrosa notte

Degl’ispirati veggenti gli occhi sigilla[2];

O di spregevoli zerbinotti la mano

Alla lor sacra fronte una palla invia[3];

 

Oppure una sommossa l’ottusa plebe scuote,

E allor la plebe sbrana

Colui che con splendido volo di tonanti saette

Avrebbe inondato di luce la patria[4].

(28 ottobre 1845)

 

[1] Insieme a Kondrátij Fëdorovič Ryléev, il 13 luglio 1826 furono messi a morte i decabristi Pável Ivánovič Péstel’, Pëtr Grigór’evič Kachóvskij, Sergéj Ivánovič Murav’ëv-Apóstol, e Michaíl Pávlovič Bestúžev-Rjúmin. Condannati originariamente allo squartamento, la pena venne poi commutata “in segno di misericordia reale” all’impiccagione. Ryléev e Murav’ëv-Apóstol dovevano ancora compiere trentuno anni;  Péstel ne aveva trentatré; Kachóvskij ventinove; Bestúžev-Rjúmin venticinque. Durante l’esecuzione, le corde di Ryléev, Kachóvskij e Murav’ëv-Apóstol si spezzarono, e i condannati caddero dal patibolo. Per antica tradizione questo avrebbe dovuto salvar loro la vita, invece fecero portare altre corde e li impiccarono di nuovo. Salendo per la seconda volta sul patibolo, Sergéj Ivánovič Murav’ëv-Apóstol avrebbe detto: «Infelice Russia! Non sono capaci nemmeno di impiccare come si deve…» Il luogo di sepoltura dei cinque capi decabristi resta tuttora sconosciuto.

[2] Il 14 dicembre, nella piazza del Senato, Vil’gél’m Kárlovič Kjuchel’béker tentò di sparare al granduca Michaíl Pávlovič e al generale Vóinov, ma entrambe le volte la sua pistola, caduta in precedenza nella neve, fece cilecca. Dopo una lunga fuga, fu catturato il 19 gennaio 1826 alla periferia di Varsavia. Fu portato a San Pietroburgo in catene e rinchiuso il 26 gennaio nel rivellino Alekseevskij della fortezza di Pietro e Paolo. Aveva ventinove anni. Condannato a venti anni di lavori forzati, fu trasferito in seguito a diverse fortezze e infine deportato in Siberia. Nel 1845 divenne cieco. Morì a Tobol’sk, l’11 agosto 1846.

[3] Il verso allude a Púškin, morto il 29 gennaio (10 febbraio) 1837 in seguito alle ferite riportate nel duello con  Georges d’Anthès, e forse a Lérmontov, ucciso in duello da Nikolaj Martynov il 15 (27) luglio 1841.

[4] La strofa si riferisce alla morte di Aleksándr Sergéevič Griboédov, drammaturgo, poeta, compositore e diplomatico, autore commedia che segnerà un’epoca: Che disgrazia l’ingegno! (Gore ot uma, tradotto anche L’ingegno, che guaio!), scritta nel 1822 e completata tra il 1823 e il 1825. Griboédov aveva trentaquattro anni quando, il 30 gennaio 1829, morì a Teheran, combattendo eroicamente contro la folla inferocita che aveva preso d’assalto la sede della missione diplomatica russa, massacrando quanti vi si trovavano. Il corpo del grande drammaturgo fu trascinato per tre giorni lungo le strade della città, e fu possibile identificarlo solo grazie a una vecchia ferita alla mano sinistra.

No, non te così ardentemente amo

Ascolta la romanza di Nikoláj Alekséevič Titóv (1800-1875)

Michaíl Jur’evič Lérmontov (1814-1841). Traduzione di Roberto Michilli.

No, non te così ardentemente amo,
non risplende per me la tua bellezza:
in te amo il mio antico dolore
e la perduta mia giovinezza.

Quando a volte guardo nei tuoi occhi,
immergendomi in essi a lungo con lo sguardo,
mi prende un discorso misterioso,
ma non con te il mio cuore parla.

Parlo con un’amica dei giovani giorni;
nel viso tuo io cerco un altro viso;
labbra ormai mute sulle vive tue,
negli occhi tuoi la fiamma di occhi spenti.

1841

 

1
Нет, не тебя так пылко я люблю,
Не для меня красы твоей блистанье:
Люблю в тебе я прошлое страданье
И молодость погибшую мою.

2
Когда порой я на тебя смотрю,
В твои глаза вникая долгим взором:
Таинственным я занят разговором,
Но не с тобой я сердцем говорю.

3
Я говорю с подругой юных дней;
В твоих чертах ищу черты другие;
В устах живых уста давно немые,
В глазах огонь угаснувших очей.

1841

 

 

 

Gornye veršiny… (Le sommità dei monti…)

Musica di Aleksándr Egórovič Varlámov (1801-1848). Canta Olég Pogúdin.

Michaíl Júr’evič Lérmontov (1814-1841). Из Гëте (1840). Traduzione di Roberto Michilli.

Горные вершины
Спят во тьме ночной;
Тихие долины
Полны свежей мглой;
Не пылит дорога,
Не дрожат листы…
Подожди немного,
Отдохнешь и ты.

 

Da Goethe

Le sommità dei monti
dormono nelle ombre della notte;
le quiete vallate
sono ricoperte di fresche brume;
non si leva polvere dalla strada,
non tremano le foglie…
Resisti ancora un poco,
ti riposerai anche tu.

 

L’originale di Goethe:

Über allen Gipfeln
Ist Ruh;
In allen Wipfeln
Spürest du
Kaum einen Hauch;
Die Vögelein schweigen im Walde.
Warte nur, balde
Ruhest du auch.

 

Qui si può ascoltare il bellissimo duetto di Antón Rubinštéin tratto dalla stessa lirica. È  interpretato da Rusanna (soprano) e Karina (mezzo–so­prano) Lisicián, accompagnate al fortepiano da Irína Butýrina.

Festeggiamenti in onore di Lermontov – 2

Centro Russo di Scienza e Cultura. Roma, Palazzo Santacroce. 7 ottobre 2014

http://ita.rs.gov.ru/ru/node/3281

http://www.rgali.ru/object/354300054?lc=ru

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Il tavolo dei relatori. Da sin.: la moderatrice Larissa Nikolaevna; Roberto Michilli; il prof. Stefano Garzonio, Università di Pisa, Direttore del Centro delle ricerche “Russkij Mir”; il dottor Oleg Osipov, Direttore del Centro Russo di Scienza e Cultura a Roma; la prof.ssa Tatiana Goriaeva, Direttore dell’Archivio Statale Russo per la Letteratura e le Arti, Mosca.

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Le foto di Olli:

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Dopo (foto di Pino Michilli):

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40 poesie – seconda edizione ampliata

È in corso di stampa

 

coptotale40poesieSE Figura

 

coptotale40poesieSE Aletta 1

coptotale40poesieSE Aletta 2

 

La nota del curatore alla seconda edizione:

Ho inserito nell’antologia altre quattordici poesie:

Узник (Il prigioniero), 1837;
− «Когда волнуется желтеющая нива…» («Quando s’agita il campo di grano biondeggiante…»), 1837;
Дума (Meditazione), 1838;
− «Не верь, не верь себе, мечтатель молодой…» («Non credere, non credere a te stesso, giovane sognatore…»), 1839;
Дары Терека (I doni del Térek), 1839;
И скучно и грустно (E mi annoio e mi rattristo), 1840;
Пленный рыцарь (Il cavaliere prigioniero), 1840;
Сон (Il sogno), 1841;
Договор (Il patto), 1841;
Тамара (Tamara), 1841
Морская царевна (La principessa del mare), 1841;
Пророк (Il profeta), 1841;
− «Нет, я не Байрон, я другой…» («No, non sono Byron, io sono un altro…»), 1832;
Русалка (La Rusalka), 1832.

Sono tutte già tradotte in italiano, per questo le avevo tralasciate, salvo «Quando s’agita il campo di grano…», Il prigioniero e Meditazione inserite tra le note nella versione di Tommaso Landolfi. Però anche le altre sono liriche im­portanti, e mi è sembrato che senza di esse il ritratto di Lér­montov fosse incompleto. Certo, il lettore di buona volontà avrebbe potuto reperirle altrove, benché non sia sempli­cissimo, ma non mi è sembrato giusto costringerlo anche a questo sacrificio. Ho fatto pertanto un ulteriore sforzo, spe­rando che il libro così arricchito possa disegnare un’imma­gi­ne più compiuta di un grandissimo poeta.

Per questa nuova edizione ho tradotto anche due liriche di Púškin: Prorok (Il profeta), che si può leggere nelle note a Il profeta di Lérmontov; e «Я вас любил, любовь еще, быть может…» (Vi ho amata, l’amore ancora, forse…) inserita tra le note a «Ci siamo lasciati; ma il tuo ritratto…».

Ringrazio per il suo prezioso aiuto Chiara Munerato, мой ангел-хранитель.

Roberto Michilli

 

(Le poesie tradotte sono ora sessanta. Le bonus track salgono così a venti.)