Ode on a Grecian Urn – V

Attica forma! Ornata nel tuo marmo
Da un ricamo di giovani e fanciulle,
Di rami verdi e d’erba calpestata;
Tu, forma silenziosa, che costringi
Il pensiero ad aprirsi sull’eterno!
Quando di noi non resterà che ombra,
Ancora ci sarai, fra altri mali
Amica ad altri uomini, dicendo:
“Bellezza e verità sono una cosa,” –
Altro non v’è bisogno di sapere.

da Attraverso la vita, Egi, 2001

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Ode on a Grecian Urn – IV

Chi siete voi che andate al sacrificio?
A quale verde altare, o sacerdote,
Guidi quella giovenca che muggisce,
Con i fianchi setosi inghirlandati?
Quale paese in riva al fiume o al mare,
Quale tranquilla acropoli sui monti,
S’è svuotata di voi questa mattina?
Oh, paese, per sempre le tue strade
Saranno silenziose; e mai nessuno
Potrà tornare a dircene il perché.

Ode on a Grecian Urn – III

Felicissimi rami sempreverdi!
Che mai direte addio a primavera;
E, felice, mai stanco suonatore,
Per sempre suonerai canzoni nuove;
E più felice, più felice amore!
Per sempre caldo e pronto per la gioia,
Sempre ansimante e giovane per sempre;
Tanto più alto d’ogni affetto umano,
Che lascia il cuore triste e sazio a un tempo,
E fronte in fiamme e lingua inaridita.

Ode on a Grecian urn – II

Più dolce d’ogni musica ascoltata
La vostra senza suono, o flauti lievi;
Non occorre che passi per l’orecchio,
Quell’armonia per arrivare al cuore:
Giovane leggiadro, sotto quegli alberi
Mai spogli continuerai a cantare;
Audace amante, mai la bacerai,
Così vicina e insieme irraggiungibile;
Ma per questo non essere infelice,
Per sempre l’amerai, per sempre bella!

Ode on a Grecian Urn – I

John Keats (1795-1821); traduzione di Roberto Michilli

I
Tu sposa immacolata della quiete,
Figlia del tempo lento e del silenzio,
Narratrice silvestre, che racconti
Una fiaba più dolce d’ogni rima:
Quale leggenda di dei e mortali
Nelle valli di Tempe e dell’Arcadia
Ospita la tua forma fra le foglie?
Uomini e dei e le fanciulle schive
Cos’è che inseguono o che cosa fuggono?
Quali suoni, quali estasi selvagge?