Note di diario. 28 aprile 2008. Dieci regole d’oro. Il decalogo di Richard Strauss.

Nel 1925, Richard Strauss scrisse una pagina di annotazioni in forma di decalogo intitolata «Zehn goldene Regeln. Einem jungen Kapellmeister ins Stammbuch geschrieben» (…Dieci regole auree. Per un giovane direttore d’orchestra: scritto nell’album degli ospiti»). Eccone il testo:

  1. Tieni conto che tu fai musica non già per il tuo piacere, ma per la gioia dei tuoi ascoltatori.
  2. Quando dirigi, non devi sudare: è il pubblico che deve riscaldarsi, e soltanto il pubblico.
  3. Dirigi Salome ed Elektra come se fossero state scritte da Mendelssohn: musica di elfi.
  4. Non lanciare mai sguardi incoraggianti agli ottoni, all’infuori di una breve occhiata, tanto per dare una certa importanza ai loro attacchi e alle loro entrate.
  5. Al contrario, tieni sempre d’occhio i corni e i legni, e non volgere mai lo sguardo da loro: in generale, ascoltandoli, troverai sempre che suonano troppo forte.
  6. Se ritieni che gli ottoni non suonino abbastanza forte, smorza ulteriormente il loro suono di almeno due gradi d’intensità.
  7. Non basta che sia tu a distinguere col tuo orecchio ogni parola del cantante, tu che conosci quelle parole a memoria: è il pubblico che deve seguirle senza fatica. Il pubblico, se non capisce il testo, dorme.
  8. Accompagna sempre il cantante in modo che egli possa cantare senza sforzo.
  9. Se credi di avere raggiunto la massima velocità possibile in un prestissimo, raddoppia la velocità.
  10. Se sarai così gentile da tener conto di tutti questi miei consigli, grazie alle tue belle doti e alle tue grandi capacità sarai sempre la delizia dei tuoi ascoltatori, e nessuna nube turberà mai il vostro idillio.[Traduzione di Quirino Principe]
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Ständchen

 

Adolf Friedrich, Graf von Schack (1815-1894). Traduzione di Andrea Casalegno.

Ständchen

Mach auf, mach auf, doch leise, mein Kind,
Um keinen vom Schlummer zu wecken.
Kaum murmelt der Bach, kaum zittert im Wind
Ein Blatt an den Büschen und Hecken.
Drum leise, mein Mädchen, daß nichts sich regt,
Nur leise die Hand auf die Klinke gelegt.

Mit Tritten, wie Tritte der Elfen so sacht,
Um über die Blumen zu hüpfen,
Flieg leicht hinaus in die Mondscheinnacht,
Zu mir in den Garten zu schlüpfen.
Rings schlummern die Blüten am rieselnden Bach
Und duften im Schlaf, nur die Liebe ist wach.

Sitz nieder, hier dämmert’s geheimnisvoll
Unter den Lindenbäumen,
Die Nachtigall uns zu Häupten soll
Von unseren Küssen träumen,
Und die Rose, wenn am Morgen erwacht,
Hoch glühn von den Wonnenschauern der Nacht.
Serenata

Apri, apri, ma piano, bambina,
per non destare nessuno dal sonno.
Il ruscello mormora appena, trema appena nel vento
una foglia del cespuglio o della siepe.
Piano perciò fanciulla, ché nulla si muova,
accarezza la maniglia appena appena.

A passi delicati, come quelli degli elfi
quando saltellano di fiore in fiore,
vola fuori leggera, nella notte di luna,
scivola fino a me nel giardino.
Dormono i fiori attorno, lungo il torrente che goccia,
e profumano nel sonno; solo amore veglia.

Siediti; qui, sotto i tigli,
c’è un’ombra piena di mistero;
l’usignolo vicino al nostro capo
sognerà i nostri baci, e la rosa,
destandosi al mattino, avvamperà
dei voluttuosi brividi notturni.

 

Morgen!

 

John Henry Mackay (1864-1933). Traduzione di Andrea Casalegno.

Morgen!

Und morgen wird die Sonne wieder scheinen
und auf dem Wege, den ich gehen werde,
wird uns, die Glücklichen sie wieder einen
inmitten dieser sonnenatmenden Erde…
und zu dem Strand, dem weiten, wogenblauen,
werden wir still und langsam niedersteigen,
stumm werden wir uns in die Augen schauen,
und auf uns sinkt des Glückes stummes Schweigen…

 

Domani!

Domani il sole brillerà di nuovo
e sul cammino che percorrerò
ci riunirà di nuovo, felici,
in questa terra che respira il sole…

E scenderemo silenziosi e lenti
verso la spiaggia larga e le onde azzurre,
ci guarderemo, muti, negli occhi:
muto silenzio di felicità…

Vier letzte Lieder – Im Abendrot

 

Joseph Freiherr von Eichendorff (1788-1857). Traduzione di Andrea Casalegno.

Im Abendrot

Wir sind durch Not und Freude
Gegangen Hand in Hand,
Vom Wandern ruhen wir beide
Nun überm stillen Land.

Rings sich die Täler neigen,
Es dunkelt schon die Luft,
Zwei Lerchen nur noch steigen
Nachträumend in den Duft.

Tritt her und laß sie schwirren,
Bald ist es Schlafenszeit,
Daß wir uns nicht verirren
In dieser Einsamkeit.

O weiter, stiller Friede!
So tief im Abendrot ,
Wie sind wir wandermüde –
Ist das etwa der Tod?

 

Al tramonto

Attraverso la gioia e il dolore
siamo andati, mano nella mano;
ora riposeremo del cammino
su questa terra silenziosa.

Il pendio della valle si addolcisce
intorno, e l’aria si fa scura;
solo due allodole si alzano,
sognando la notte, tra i profumi.

Vieni vicino, e lasciale frullare;
presto sarà tempo di dormire;
altrimenti noi ci perderemmo
in questa distesa solitaria.

O pace vasta e silenziosa,
pace profonda del tramonto.
Siamo così stanchi del cammino –
è così, forse – che si muore?

Vier letzte Lieder – Beim Schlafengehen

 

Hermann Hesse (1877-1962). Traduzione di Andrea Casalegno.

Beim Schlafengehen

Nun der Tag mich müd’ gemacht,
soll mein sehnliches Verlangen
freundlich die gestirnte Nacht
wie ein müdes Kind empfangen.

Hände, lasst von allem Tun,
Stirn, vergiss du alles Denken,
alle meine Sinne nun
wollen sich in Schlummer senken.

Und die Seele unbewacht
will in freien Flügen schweben,
um im Zauberkreis der Nacht
tief and tausendfach zu leben.

 

Andando a dormire

Sono stanco del giorno; ma ora
la gentile notte stellata
accolga i mie palpiti ardenti
come un bambino stanco.

Mani, lasciate i gesti;
fronte dimentica i pensieri;
ora vogliono i miei sensi
scivolare tutti nel sonno.

e l’anima, senza custode,
volerà su libere ali,
nel cerchio magico della notte
vivrà mille vite arcane.

 

Vier letzte Lieder – September

 

Hermann Hesse (1877-1962). Traduzione di Andrea Casalegno.

September

Der Garten trauert,
kühl sinkt in die Blumen der Regen.
Der Sommer schauert
still seinem Ende entgegen.

Golden tropft Blatt um Blatt
nieder vom hohen Akazienbaum.
Sommer lächelt erstaunt und matt
in den sterbenden Gartentraum.

Lange noch bei den Rosen
bleibt er stehn, sehnt sich nach Ruh,
langsam tut er
die müdgeword’nen Augen zu.

 

Settembre

In lutto è in giardino, fresca
la pioggia cade sui fiori.
Con un brivido l’estate
va silenziosa verso la fine.

Gocce d’oro di foglia in foglia
cadono dall’alta acacia;
sorride l’estate, stupita ed esausta,
nel sogno morente del giardino.

Presso le rose indugia ancora
a lungo, sospirando il riposo.
Poi lentamente chiude
i suoi grandi occhi stanchi.

Vier letzte Lieder – Frühling

Hermann Hesse (1877-1962). Traduzione di Andrea Casalegno.

Frühling

In dämmrigen Grüften
träumte ich lang
von dein Bäumen und blauen Lüften,
von deinem Duft und Vogelsang.
Nun liegst du erschlossen
in Gleiss und Zier
von Licht übergossen
wie ein Wunder vor mir.
Du kennst mich wieder,
du lockst mich zart,
es zittert durch all meine Glieder
deine selige Gegenwart!

Primavera

Quante volte ho sognato in stanza senza luce
i tuoi alberi, la tua aria azzurra,
il tuo profumo, il canto degli uccelli.
Ora sei qui, davanti a me, e ti schiudi
splendida, circonfusa di luce, come un prodigio.
E per tutte le membra mi trema
la tua beata speranza.