Poeti italiani del Novecento

Si può dire che l’elenco della poesia italiana successiva al 1910 (e per circa un settantennio, fin verso quel 1975 che sembra essere una data di svolta) rechi dodici o tredici nomi, ossia Gozzano; Saba; Rebora; Campana; Ungaretti; Montale; Tessa; Luzi; Penna; Caproni; Sereni; Pasolini; Zanzotto.

A questi, con vario grado di consenso della critica, si associano almeno altri venti poeti: Palazzeschi; Corazzini; Onofri; Moretti; Jahier; Boine; Sbarbaro; Soffici; Cardarelli; Marin; Bertolucci; Quasimodo; Betocchi; Gatto; Noventa; Pavese; Sinisgalli; Sanguineti; Rosselli; Giudici; Raboni; Loi.

Trentacinque lirici in settant’anni: la “fredda posterità” ne conserverà certo meno della metà. Gli altri dovrebbero sapere fin d’ora, come diceva uno di loro, che l’onore di un poeta riverbera anche su altri poeti.

Franco Fortini

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Plenilunio

Saffo (seconda metà del VII secolo a. C.)

Traduzione di Filippo Maria Pontani:

Gli astri intorno alla luna
bella
celano il chiaro viso
quando, colma di lume, più dilaga
sopra la terra.

 

Traduzione di Salvatore Quasimodo:

Gli astri d’intorno alla leggiadra luna
nascondono l’immagine lucente,
quando piena più risplende, bianca
sopra la terra.

 

Ἄστερες μὲν ἀμφὶ κάλαν σελάνναν
ἂψ ἀπυκρύπτοισι φάεννον εἶδος,
ὄπποτα πλήθοισα μάλιστα λάμπῃ
γᾶν [ἐπὶ πᾶσαν]
… ἀργυρία …

 

L’amore / [A me pare uguale agli dèi…] / [Deve sentirsi simile agli dei…]

Saffo (seconda metà del VII secolo a. C.)

Traduzione di Filippo Maria Pontani:

L’amore

Pari agli dei mi sembra
quell’uomo: innanzi a te
siede e tanto vicino sente la tua voce
dolce,

il desiato riso. Oh, a me
il cuore sbatte forte e si spaura.
Ti scorgo, un attimo, e non ho
più voce;

la lingua è rotta; un brivido
di fuoco è nelle carni,
sottile; agli occhi il buio; rombano
gli orecchi.

Cola sudore, un tremito
mi preda. Più verde di un’erba
sono, e la morte così poco lungi
mi sembra…

 

Traduzione di Salvatore Quasimodo:

A me pare uguale agli dei

A me pare uguale agli dèi
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli

e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce

si perde sulla lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue alle orecchie.

E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.

 

Traduzione di Roberto Michilli:

Deve sentirsi simile agli dei
l’uomo che a te così vicino siede
e le tue parole gentili ascolta
e il dolce riso.

A me subito il cuore batte forte
se ti vedo, anche per un solo istante;
mi manca il fiato e le parole muoiono,
la lingua è inerte.

Lingue di fuoco corrono la pelle,
gli occhi non vedono più nulla e sento
nelle orecchie il rumore del mio sangue
che corre forte.

Un freddo sudore m’avvolge; un tremito
mi prende tutta; scoloro come erba
in autunno e sento che la mia morte
non è lontana.

Mimnermo – Come le foglie/Al modo delle foglie

Mimnermo (VII sec. a. C.)

Traduzione di Filippo Maria Pontani:

Come le foglie

Siamo come le foglie nate alla stagione florida
– crescono così rapide nel sole -:
godiamo per un gramo tempo i fiori dell’età,
dagli dèi non sapendo il bene, il male.
Rigide, accanto, stanno due parvenze brune:
l’una ha un destino di vecchiezza atroce,
l’altra di morte. E il frutto di giovinezza è un attimo,
quanto dilaga sulla terra il sole.
Ma come varca la stagione il suo confine, allora
essere morti è meglio che la vita:
il cuore sperimenta tanti guai; la casa a volte
si strugge e viene la miseria amara;
uno è privo di figli: li desidera, e scende
nell’aldilà con quell’accoramento;
un altro ha un morbo che lo strema. Non c’è uomo
che da Zeus non riceva guai su guai.

 
Traduzione di Salvatore Quasimodo:

Al modo delle foglie

Al modo delle foglie che nel tempo
fiorito della primavera nascono
e ai raggi del sole rapide crescono,
noi simili a quelle per un attimo
abbiamo diletto del fiore dell’età
ignorando il bene e il male per dono dei celesti.
Ma le nere dee ci stanno sempre a fianco,
l’una con il segno della grave vecchiaia
e l’altra della morte. Fulmineo
precipita il frutto di giovinezza,
come la luce d’un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
è meglio la morte che la vita.