Solitudine – 4

Una sera mi sentivo solo e così uscii per strada in  cerca di compagnia. Fermai la prima persona che passò. Era un uomo anziano, piccolo e  magro.  Aveva  un’espressione mite; ispirava fiducia e simpatia. Pensai che avevo avuto fortuna. Gli dissi che mi sentivo solo e che volevo parlare con  lui. Sorrise.  Mi guardò fisso per un istante, poi mi dette un pugno sul naso, girò sui tacchi e s’allontanò a passo svelto. Il  pugno non era stato molto forte, ma l’ometto aveva nocche ossute, e  mi fece  molto male. Mi uscì il sangue, anche, e ci volle del  tempo perché si fermasse.

(1998)

Solitudine – 3

Era sola, non aveva nessuno che le volesse  bene,  così  ogni giorno, nel tardo pomeriggio, si vestiva di tutto punto e se ne andava  in  giro  per i negozi. Quasi sempre comprava qualcosa, ma prima si faceva mostrare molti modelli e chiacchierava a lungo con i commercianti, che si  mostravano sempre affabili e cortesi. La loro gentilezza era interessata, lei lo sapeva, ma aveva bisogno d’un po’ di calore umano per continuare a vivere, e  lo comprava.

(1996)

Solitudine – 2

 

Era  solo, non aveva nessuno che gli volesse  bene,  così  se  ne andava in giro con l’auto, e appena notava  qualcuno che voleva attraversare la strada, si fermava per lasciarlo  passare. Si fermava anche per far immettere nel traffico le auto che provenivano dalle strade laterali, e per consentire  a quelle  ferme  di uscire dai parcheggi. Tutto  questo per procurarsi un sorriso, o anche solo un cenno  amichevole,  grazie ai quali riusciva a restare in contatto con  il mondo e con gli altri.

(1998)