Gianni Paris su Desideri

«Abruzzo Oggi», 10 aprile 2005

Allegro vivace (Valeria e Angelo). Adagio (Elio). Allegro ma non troppo (Claudia). Allegro con brio (Deborah). No, non sto scrivendo una recensione sbagliata o fuorviante. Non ho assistito ad alcun concerto di musica classica. Sto scrivendo la mia solita recensione-diario e per la prima volta, da quando “L’odore dei libri” è apparso su questo quotidiano, parlo di un esordiente abruzzese, Roberto Michilli (nato a Campli, ma residente a Teramo), che ha pubblicato con un editore di qualità qual è la Fernandel di Giorgio Pozzi. Quel Roberto che deve aver lasciato un poster di Milan Kundera nella cameretta dei suoi ricordi. Michilli infatti deve aver letto attentamente «L’arte del romanzo» (di Kundera), con la scrittura che diventa spartito, vocali e consonanti che si trasformano in note musicali, il ticchettio sulla tastiera che diventa violino o pianoforte. Roberto Michilli ha scritto quattro storie che sommate fanno un romanzo corale. Inizialmente, la voce di Michilli, mi è parsa solo di piacevole lettura.

Nient’altro. Per il tipo di intreccio (l’autore fa cominciare il primo racconto e poi lo intervalla con il primo di un altro racconto, e ancora con il primo del terzo racconto, per poi farci conoscere – alla fine del secondo giro – la quarta storia) non credevo che potessi mai considerare il libro del cinquantacinquenne Michilli avvincente, denso e lineare. Invece, una volta tanto, mi sono dovuto ricredere. Certo, ho dovuto prestare maggiore attenzione per tenere il filo dello schema madrigale (ABC ABC DD), ripetuto per tre volte, adottato da Michilli, tuttavia la sua scrittura “polifonica” mi ha reso partecipe dei problemi di Elio Santi, che vuole a tutti i costi acquistare la casa dei suoi sogni. Una casa in campagna (forse piena di fantasmi e proprietari morti malamente). Mi ha fatto condividere l’ostinazione di Claudia, che insegue un uomo (Matteo) che non la vuole. Insieme a Roberto, amico di Angelo, ho letto la lettera con la quale quest’ultimo spiega i perché del suo gesto estremo (nei confronti della moglie Valeria e di se stesso). Mi sono pure eccitato sullo stesso divano di Zenith, che desidera Deborah, la sorella di sua moglie, e che va oltre il ribrezzo nel leccare le parti intime di una vecchiaccia con il titolo di maga pur di raggiungere lo scopo.

Un particolare: il sesso raccontato da Michilli è il migliore che abbia letto negli ultimi dodici mesi. E forse, quando descriverò fra dieci anni una scena di sesso, chiederò al suo cuore di uomo e scrittore le direttive per capire meglio l’anima e le emozioni… Tra le quattro storie, due mi hanno conquistato: sono quella di Zenith e di Elio Santi; scritte con un polso da autore navigato, che forse Michilli ha, se penso alle sue opere inedite. Ah, stavo scordando qual è il tema comune che unisce i quattro romanzi (brevi): i personaggi vogliono qualcosa con tutte le loro forze e sono disposti a tutto per averla. Be’, mi fermo qui. Vi lascio al testo musicale-letterario di Michilli, che oltre al poster di Milan Kundera, ha letto l’opera omnia di Italo Calvino…

 

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